Filosofia Estetica Applicata

From Filosofia Estetica Applicata
Jump to: navigation, search

La Bellezza

(rappresentazione esteriore dell’Amore)

Questo sito che sintetizza la ricerca artistica ove l’autore rivela il significato dei segni estetici che rappresentano qualsiasi oggetto naturale fisico o vivente e creato dall’uomo; questi segni scaturiscono direttamente dalla fonte primigenia di ogni rappresentazione visibile e invisibile e di ogni conoscenza: dall’ increato "dio" dell’Energia , scoperto e rappresentato dallo stesso autore e testimoniato in natura da ogni “particella” elementare.
(www.ladottrinadellaragione.it).

Nel “dio” della teologia naturale, forma dell’arte e dell’architettura, ‘Assoluto’ o universale della filosofia, spaziotempo assoluto della fisica tradotto in parola e verbo, si riscontra la razionalità di chi desidera avvalersi della vera “filosofia estetica” da applicare all’arte, all’architettura e alla bellezza del paesaggio. Tale filosofia, fondata sul significato letterale dei segni estetici, permette all’uomo di esprimere una consapevole e profonda riflessione sulla bellezza rappresentata da un oggetto naturale o sulla bellezza da rappresentare con l’oggetto da creare.

Prima della “filosofia estetica” di “dio” nata nel 1975, l’artista ha rappresentato la bellezza sulla base della sua sensibilità creativa; poi, dopo aver tradotto lo spaziotempo fisico in in parola e verbo e convertito le percezioni simboliche della coscienza in esperienze visive e lessicali della ragione, la sua soggettiva sensibilità estetica si è arricchita di oggettività.

È la sensibilità estetica oggettiva cioè l’uso libero dei segni estetici rappresentati da “dio” e dall’uomo che, annichilendo l’incertezza creativa vissuta dagli artisti e architetti prima, durante e alla fine della loro opera, ci fa gustare le emozioni del nostro Paradiso, diventato Inferno.

L’uomo, finalmente, con la filosofia estetica applicata che concilia il linguaggio lessicale con la rappresentazione, può consapevolmente arricchire, in modo naturale, la bellezza rappresentata da ogni suo prodotto creativo.


Introduzione


Per l’uomo sarebbe stato impossibile esprimere e disegnare consapevolmente la bellezza dell’“amore assoluto” di "dio" (“particelle” elementari) se la natura non gli fosse venuta incontro, rappresentando attraverso l’incommensurabile varietà fisica e biologica degli organismi viventi i segni estetici della bellezza. L’uomo primitivo, infatti, osserva il proprio corpo e la natura che lo stupisce e crede sia bello ciò che lo meraviglia. Ciò che crede bello, lo indossa per rendere attraente il proprio corpo e lo rappresenta con le primitive manifestazioni dell’arte.


L’uomo, che ha iniziato il suo viaggio nell’universo, si riproduce biologicamente scegliendo il bello di se stesso, e con l’arte cerca di rappresentare l’idea universale di bellezza. Il suo corpo è la testimonianza visiva dell’evoluzione estetica avvenuta nel corso dei millenni; i suoi volumi, le sue superfici, i suoi segni, liberi, belli e seducenti sono stati selezionati inconsapevolmente dall’increato Pensiero della coscienza umana, nata a immagine e somiglianza di "dio", “coscienza fisica”.


L’uomo, pur riconoscendo tutto il valore della bellezza, prima della scoperta rappresentativa di “dio” dell’Energia non è mai riuscito a rappresentarla con la piena consapevolezza della ragione. Sono trascorsi i millenni e accanto all’arte è apparsa la scienza fisica. L’arte, rappresentando le percezioni della Coscienza (esperienze simboliche dello spaziotempo rappresentato), può disegnare l’idea universale di bellezza; la scienza fisica, portando le esperienze della ragione agli estremi limiti, scopre un’entità invisibile ed eterea simile al Pensiero: l’Energia madre di "dio", padre dell’universo, il quale testimoniandosi “disegna” la bellezza di tutta la natura visibile e invisibile. L’artista finalmente libero dalla “materialità”, con l’“energia” creativa del Pensiero, disegna il “pensiero” increato dell’Energia, cioè dio, e con esso giunge alla rappresentazione consapevole della bellezza.


Prima di rappresentare i segni estetici che convertono le percezioni della coscienza in esperienze visive della ragione, l’arte ha chiarito che nel cosmo esistono due divinità similari spontaneamente nate in assenza di volontà, l’increato "dio" dell’Energia e l’increato Dio del Pensiero.

Il "dio" dell’Energia o “coscienza fisica”, testimoniato da ogni “particella” elementare, agisce nel limitatamente piccolo dell’universo; il Dio del Pensiero o Coscienza umana, testimoniato dall'intelletto dell’uomo, agisce nella luce dell’immensamente grande dell’universo.

La loro similitudine dipende dall’appartenere alla stessa categoria; entrambe le divinità o coscienze sono increate, sono quindi natura, e il loro “linguaggio” è rappresentativo dello spaziotempo.


L'increato "dio" dell’Energia, con il sacrificio di se stesso, insieme alla sua incommensurabile e armoniosa moltitudine (“particelle” elementari) rappresenta lo spaziotempo di ogni oggetto naturale visibile e invisibile e di tutti gli esseri viventi; l'increato Dio del Pensiero o Coscienza umana, percepisce lo spaziotempo rappresentato da "dio" negli “oggetti” naturali visibili e gli assegna il codice delle emozioni in attesa che la ragione lo decifri in significati e lo traduca in lessico, in parola e in verbo.


Questa traduzione è avvenuta e la ragione purificata per aver ha rivelato il Dio del Pensiero ovvero la sua stessa Coscienza, può esprimere con la parola e il verbo, lo spaziotempo che “dio” dell’Energia rappresenta. Sancita la complementarietà intellettuale tra “dio” che rappresenta lo spaziotempo e l’uomo che lo esprime con la parola e il verbo senza perdere la facoltà di rappresentare, è importante conoscere approfonditamente cos’è l’Energia madre dell’universo e lo spaziotempo di Albert Einstein che la stessa Energia rappresenta.


L'Energia

Tutto è configurato dall’Energia (E = m x e2). Che cos’è l’Energia?

- L’Energia invisibile madre dell’universo affine al Pensiero è il Nulla che si differenzia originando lo spazio con il movimento del tempo.

- Inversamente! Il Nulla è Energia indifferenziata in cui lo spazio è inamovibile e il tempo è fermo, non scorre. Il Nulla è sempre-presente oltre i confini dell’universo.

- Conseguentemente! Lo spazio è connaturato all’Energia che muove il tempo. Il tempo è connaturato all’Energia che muove lo spazio.

Lo spazio e il tempo connaturati al moto dell’Energia sono inscindibili.

Tutto ciò che esiste dal limitatamente piccolo all’immensamente grande dell’universo visibile e invisibile, è spaziotempo configurato dell’Energia.


Lo spaziotempo

La natura non misura il ‘tempo’ passato, presente e futuro; essa rappresenta e fa sussistere soltanto il sempre-presente ovvero il tempo infinito della testimonianza che modella lo spazio finito dell’esistenza: lo SPAZIOTEMPO.

Lo spaziotempo dell’esistenza è pieno di “particelle” di Energia e delle loro interazioni elettromagnetiche; esso configura dagli atomi all'intero universo, gli “oggetti” e tutti gli organismi viventi vegetali e animali. Se ogni spaziotempo è configurato da spazi finiti modellati da tempi infiniti, significa che le sue fondamenta sono rappresentate dallo spaziotempo assoluto del perfetto “dio” testimoniato dalle incommensurabili “particelle” elementari, che diviene spaziotempo relativo in tutti i sistemi orbitali e, in quelli inerziali, spaziotempo biologico delle specie viventi.

Le “particelle” configurano gli elementi della natura: gli atomi; con la chimica inorganica e organica a un singolo atomo si aggiunge il secondo, ai due atomi si aggiunge il terzo, il quarto … e, allo scheletro carbonioso dell’atomo di carbonio, se ne aggiunge tanti, quanti sono necessari a originare la vita. In sintesi: spaziotempo è quello geodetico o sferico dell’atomo configurato dalle “motrici” dell’universo (“particelle” elementari), viaggianti a velocità prossima a quella della luce; spaziotempo è quello geodetico o sferico denso di incommensurabili atomi che rappresenta soli, lune, pianeti e galassie del nostro universo; spaziotempo è quello delle molecole e biomolecole costituite da più atomi; spaziotempo è quello che configura ogni organismo vivente animale e vegetale in ogni sua parte interna e in ogni particolare esterno; spaziotempo pieno di Energia è la montagna, un sasso, un albero, le sue foglie, ogni petalo di rosa; spaziotempo è la bella superficie di un corpo femminile e i segni che caratterizzano il suo sorriso. Spaziotempo è tutto ciò che è nell’universo; ciò che non è spaziotempo non esiste in natura, può sussistere soltanto perché ideato dalla mente irrazionale dell’uomo come il ‘tempo’ separato dallo ‘spazio’.

Spaziotempo pieno di Energia è tutto ciò che noi vediamo e non vediamo!

Spaziotempo è anche quello che interconnette tutto ciò che è stato menzionato. Lo spaziotempo di interconnessione planetaria e intergalattica, apparentemente vuoto, è modellato dall’energia magnetica/gravitazionale emanata dalle varie masse di atomi (astri) esistenti nell’universo; in questo spaziotempo trova riscontro la fascinosa “teoria della relatività generale” di Albert Einstein la quale certifica che un corpo “celeste” denso di Energia produce l’effetto di curvare lo spaziotempo che lo circonda e, poiché lo spazio non può essere mai separato dal tempo, anche il tempo è influenzato dallo spazio curvo e scorre in esso con ritmi differenti in punti diversi dell’universo.

Occorre, quindi, distinguere lo spaziotempo “pieno” di Energia dall’apparente spaziotempo “vuoto” entrambi increati in perenne mutamento e iniziare a prendere, responsabilmente, distanza da ciò che non esiste in natura e che l’uomo ha immaginato: lo ‘spazio’ vuoto di contenuti separato dal ‘tempo’, privo di emozionalità. C’è uno di voi lettori che ha osservato in natura una mela cubica e riconosciuto una banana in un parallelepipedo allungato? C’è uno di voi lettori che ha osservato in natura una linea retta?


La visione dello spaziotempo - L’uomo oltre a saper distinguere lo spaziotempo naturale deve definitivamente comprende che con il senso della vista percepisce, secondo una ristretta ampiezza di onde elettromagnetiche, la luce riflessa dello spaziotempo che configura “oggetti” come pietre e montagne, oceani e laghi e tutti gli organismi viventi vegetali e animali, quindi, non osserva lo spaziotempo reale ma, lo spaziotempo apparente dell’illusione visiva.


Ciò che si osserva in natura non è il reale ma ciò che appare di esso; ciò che si osserva, non è la realtà ma, ciò che immagina e costruisce la nostra mente. Se ciò accade, è perché l’uomo non vede e, quindi, non conosce il reale invisibile coincidente con la forma dell’arte e dell’architettura, l’‘Assoluto’ della filosofia, lo spaziotempo assoluto della fisica, “dio” della teologia naturale.


L’uomo ancora è ingannato dal senso della vista e dalla sua stessa ignoranza! Occorre, quindi, precisare che cos’è la visione, la sua funzione e il suo campo di azione. Senza la visione esisterebbero universi bui; la luce caratterizzata da un’ampiezza limitata di onde elettromagnetiche pur esistendo non è percepita, il sole non brilla, la luna non riflette, il pianeta Terra si potrebbe immaginare pieno di organismi vegetali e animali adattati all’oscurità assoluta, incapaci di evolvere la bellezza e, quindi, La Conoscenza.

Così non è! Sul pianeta Terra con la comparsa dei primi organismi pluricellulari semplici che hanno evoluto i successivi tre regni pluricellulari complessi tra cui quello animale, alcune cellule foto sensibili captano quella ristretta ampiezza di onde elettromagnetiche che caratterizzano la luce bianca diretta e riflessa. Con il regno animale si evolve quel meraviglioso “meccanismo” dell’organo della vista: l’occhio. Le onde elettromagnetiche della luce del sole, percepite dall'occhio animale illuminano il giorno e quelle riflesse della luna illuminano la notte. L’occhio animale ha diviso il buio dalle tenebre ma nonostante ciò l’universo resterà invisibile e inesistente sino al sorgere dell’occhio umano, quello intellettivo de La Conoscenza che lo osserverà, lo comprenderà, lo racconterà e lo farà esistere in tutta la sua bellezza.


La visione, quindi, è la capacità dell’organismo vivente animale di percepire attraverso l’organo della vista quella ristretta ampiezza di onde dello spettro elettromagnetico che caratterizzano la luce diretta e riflessa.

La funzione della visione è di far percepire e distinguere, attraverso le onde elettromagnetiche della luce riflessa viaggiante nei volumi meno densi di Energia (“vuoti”), i volumi molto densi di Energia che configurano gli “oggetti” naturali e tutti gli organismi viventi (“pieni”).

Il campo di azione della visione è rappresentato dai volumi, dalle superfici e dai segni che, riflettendo la luce cromatica distinguono l’“oggetto” naturale dallo sfondo, il “pieno” dal “vuoto”.


È l’occhio animale che divide, attraverso la luce riflessa, l’apparente “pieno” dello spaziotempo increato degli “oggetti” fisici e di tutti gli organismi viventi, configurati internamente dalle incommensurabili “particelle”, dall’apparente “vuoto”dello spaziotempo visivo naturale osservato esternamente dall’uomo che convertirà in spaziotempo creativo configurato anche da “oggetti” realizzati dallo stesso uomo attraverso lo spaziotempo increato della “materia” visibile.


Spaziotempo increato - L’universo e tutto ciò che in esso esiste è spaziotempo increato configurato internamente dalle incommensurabili “particelle” elementari di Energia. Nell’universo esistono tre livelli di spaziotempo increato quello assoluto del «primo motore» testimoniato dalle stesse “particelle” di Energia le quali, garanti del sempre-presente fisico, si modellano decretando i Principi universali della libera rappresentazione fisica. Con tali principi, le stesse “particelle” modellano dall’interno l’increato spaziotempo relativo o geodetico di tutti gli atomi esistenti in natura. Di fatto gli atomi, piccole e invisibili “sfere”, con i loro legami configurano tutti gli oggetti immensamente grandi dell’universo e, nel mondo delle medie dimensioni come la terra, gli atomo più leggeri configurano il limitatamente piccolo delle molecole, delle biomolecole semplici e complesse le quali, legate allo scheletro carbonioso, sono in grado di duplicarsi; gli stessi atomi configurano e testimoniano lo spaziotempo biologico relativo all’ambiente degli organismi viventi. Dalla semplice e causale variazione composita di base delle nostre “sferette” invisibili all’occhio umano deriva tutta la fantasmagorica e variegata apparente complessità degli organismi viventi vegetali e animali. La vita stessa è frutto di un “gioco divino” causale/finalistico interno alla natura volto al fine mai imposto, mai pensato e desiderato, di testimoniare con la rivelazione, lo spaziotempo assoluto sempre-presente (“amore fisico”) della libertà e della bellezza che è la rappresentazione esteriore di “dio”.


Spaziotempo creativo - L’uomo ha convertito l’Energia in Pensiero. Con il Pensiero ha trasformato lo spaziotempo increato pieno di Energia visibile di un albero, in spaziotempo creativo del legno; lo spaziotempo increato visibile di una roccia in spaziotempo creativo di conci di pietra e lastre di marmo; lo spaziotempo increato della sabbia in spaziotempo trasparente del vetro. L’uomo ha modellato lo spaziotempo increato della natura, i volumi visibili (“materia”), in opere d’arte; ha costruito all’interno dello spaziotempo visivo e all’eterno di se città e paesi secondo la sua esigenza funzionale e intuizione estetica; troppo spesso ha aggredito lo spaziotempo visivo della natura, l’apparente “vuoto” con manufatti spazializzati privi di emozionalità temporale. Può sembrare difficile eguagliare la bellezza increata dell’architettura spaziotemporale di un paesaggio naturale o di un fiore, ma se l’uomo inizia a riempire il “vuoto”, l’apparente spaziotempo visivo di contenuti estetici ed etici derivati dai Principi universali della libertà rappresentazione fisica e dell’espressività umana, svelati con la rappresentazione dello spaziotempo assoluto di “dio”, può convertire l’apparente spaziotempo visivo in reale spaziotempo creativo in cui vivere l’Amore fraterno.


L’uomo è approdato nel terzo millennio e ancora deve istruire la ragione a distinguere lo spaziotempo increato denso di Energia, il “pieno”, dallo spaziotempo visivo meno denso di Energia cioè dal “vuoto” facilmente misurabile e percorribile; Illuso dalla vista e dai sui facili spostamenti converte lo spaziotempo visivo della natura, in spaziotempo creativo e immagina lo ‘spazio’ scisso dal ‘tempo’. Allo ‘spazio’ denso di energia rappresentato da “oggetti” e da tutti gli organismi viventi, visibili alla luce riflessa, gli assegna un nome per distinguerli e al “tempo” sempre-presente della testimonianza il verbo della loro funzione, da vivere secondo un passato che non c’è più, un presente che è soltanto ora e un futuro che non c’è ancora. La nostalgia, il vivere incerto e le ambizioni spesso infrante caratterizzeranno, per millenni la vita dell’uomo. Molti secoli passeranno prima che l’uomo possa vivere libero e spensierato il sempre-presente naturale testimoniato anche dall’increato Dio della sua Coscienza; molti secoli passeranno prima di capire che la bellezza di una rosa dipende dal suo spaziotempo increato configurato dai liberi Principi rappresentativi interni alla rosa stessa, che l’uomo deve esternare per convertire l’apparente spaziotempo visivo in reale spaziotempo creativo in cui accrescere la Bellezza estetica della natura visibile e l’eticità dell’uomo.


È passato più di un secolo dall'unificazione dello spaziotempo da parte di Albert Einstein e il cultore della bellezza filosofica e della pratica artistica, non conosce cos’è lo spaziotempo, cosa lo rappresenta e come. Ora che si è disegnato l’increato “dio” dell’Energia e rivelato l’increato Dio del Pensiero, si conoscono non solo lo spaziotempo increato di “dio” e lo spaziotempo creativo dell’uomo, ma anche la complementarietà intellettuale che unisce “dio” che rappresenta e l’uomo che esprime; tale complementarietà decreta il Principio dell’esatta Conoscenza fondata sull'uguaglianza Energia = Pensiero:

Ogni espressione e disegno razionale dell’uomo si riscontra nella rappresentazione di “dio”.

Questo principio, sancisce che tutte le emozioni umane sono rappresentate dalle vibrazioni di ogni “particella” elementare, quindi, certifica ogni nostra rappresentazione spaziotemporale che essendo tradotta in espressioni lessicali, in emozionanti sentimenti e sensazioni, si comprende il livello di Bellezza.

Torna su





L’INTELLETTO: natura e mente, coscienza e ragione, percezioni ed esperienze


Prima di osservare e ragionare sull'increato “dio” dell’Energia, fonte primigenia di ogni rappresentazione fisica e di ogni conoscenza, è bene conoscere perfettamente le attrici protagoniste dell’INTELLETTO, la coscienza e la ragione, che permettono all'uomo di pensare e di svolgere ogni attività creativa.


La nascita dell’intelletto.

Agli albori dell’uomo sapiens quello bestiale, sotto lo stupore dei sensi, è scosso da smanie improvvise; nulla potrebbe sollevarlo dall’animalità, se la sua stessa natura non gli offrisse il modo di ricordare le sue rudimentali esperienze. Si sviluppa così nell’uomo bestiale l’encefalo plastico sede dell’intelletto.

Con l’encefalo plastico l’Energia si converte in Pensiero.

Con le esperienze acquisite riferite all’ambiente si dilata il ricordo e le percezioni innate manifestano il loro inconsapevole significato; nascono, così, le prime emozioni, rudimentali sensazioni e primitivi sentimenti. L’uomo bestiale, con riferimento all’ambiente, manifesta senza volontà l’autoregolamentazione di tutte le esperienze, innate e acquisite, e di tutte le percezioni; nascono, nel primitivo intelletto la creativa mente soggettiva o ragione e l’increata natura oggettiva del Pensiero o Coscienza.


Natura e mente

L’Intelletto è insieme natura oggettiva (coscienza) e mente soggettiva (ragione). Il Principio dell’esistenza fisica, al relativo apparente della natura, pone l’assoluto reale “dio” dell’Energia, diversamente non vi è esistenza cioè vita finalizzata a raggiungere la perfezione: lo stesso assoluto. Cosi anche il relativo uomo pone in essere l’assoluto Dio del Pensiero. Da ciò si deduce che se l’uomo esiste, esiste Dio. Il Principio dell’esistenza essendo universale vale per ogni fenomeno anche intellettivo legato al Pensiero; quindi, la ragione impura soggettiva o mente limitata al senso della vista per esistere pone la sua perfezione nel reale della Coscienza pura oggettiva o natura essendo l’increata del Pensiero. Nell'intelletto “dialogano” la mente soggettiva o ragione e la natura oggettiva o Coscienza, il non-io impuro e l’Io puro dell’uomo che pochi sanno ascoltare. Il “dialogo” tra ragione e Coscienza è stato decisivo per le scoperte dell’arte che hanno completato “La Conoscenza generale della natura”.


Coscienza e ragione, percezioni ed esperienze.

La Coscienza è la vera ragione, è l’esperienza non visiva simbolica dello spaziotempo più autorevole; è l’increato Dio del Pensiero che rivela all’uomo l’amore e la bellezza che fonda l’universo; essa nasce spontaneamente, senza volontà dall’autoregolamentazione di tutte le esperienze, conoscenze e percezioni.

La Coscienza è l’unica realtà esistente nell’apparenza naturale visibile; è l'approdo della ragione.

La Coscienza, poiché nata a immagine e somiglianza dell’increato “dio” dell’Energia, è NATURA INCREATA, non è mente creativa, perciò svolge nell’ambiente un’azione valutativa dello spaziotempo rappresentato dagli oggetti che traduce in percezioni o rappresentazioni simboliche; essa, infatti, stimola la ragione dell’artista a rivelare con la rappresentazione lo spaziotempo sempre-presente di“dio” e nello stesso momento valuta lo spaziotempo rappresentato dagli oggetti naturali o creati dall’uomo, lo confronta con quello che essa stessa testimonia e lo codifica in segni estetici in emozionanti percezioni.

Il “linguaggio” della coscienza è simbolico, oggettivo, rappresentativo dello spaziotempo.

Le percezioni, essendo “esperienze” simboliche che dalla Coscienza pervengono alla ragione e viceversa, si distinguono in visive e in non visive quest’ultime comprendono la percezione dell’increato Dio del Pensiero testimoniato dalla stessa Coscienza, la quale, imperativamente attraverso l’uomo, desidera emozionare, sedurre e amare.


Le percezioni visive collegano l’oggetto con la Coscienza; più precisamente, sono esperienze rappresentative dello spaziotempo che dagli oggetti pervengono alla Coscienza. Tutti gli oggetti sono rappresentati da volumi, superfici e segni spaziotemporali che la Coscienza traduce in emozioni, in percezioni di sensazioni (libertà, bellezza, seduzione) e sentimenti (amore, ricordi, aspirazioni); soltanto adesso, dopo la scoperta dello spaziotempo di “dio” dell’Energia, si conoscono con la consapevolezza della ragione i significati letterali dei segni estetici, indispensabili per decifrare lo spaziotempo fisico e tradurlo in parola e verbo del linguaggio umanistico.
I segni estetici configurano sia la natura vivente sia l’opera d’arte e architettonica essendo stati selezionati dalla coscienza e proposti inconsapevolmente dalla ragione degli artisti e degli architetti. Le percezioni visive, in definitiva, sono messaggi provenienti da volumi, superfici e segni estetici rappresentati da tutto lo spaziotempo che si osserva, dagli “oggetti” naturali e dagli “oggetti” creati; tali messaggi percettivi, quando giungono alla coscienza madre, sviluppano un’azione educatrice nei confronti della figlia ragione.
Le percezioni visive, quindi, sono portatrici del messaggio educativo se concordano con le percezioni non visive della Coscienza, invece sono portatrici del messaggio diseducativo se non concordano con le percezioni non visive della coscienza poiché provengono da rappresentazioni incontrollate della ragione che turbano l’uomo, influenzandola negativamente.
La percezione visiva, a livello delle cellule nervose, opera in modo selettivo sia per riconoscere gli oggetti sia per valutare le emozioni in essi rappresentate.
Ogni oggetto si riconosce quando le sue proprietà ci permettono di distinguerlo dagli altri.
La prima operazione è il processo di riconoscimento che, identificando i soli contorni, isola l’oggetto dallo sfondo. Il segno che divide l’oggetto dallo sfondo, infatti, ha carattere peculiare. In prima analisi si individua il contorno dell’oggetto; è possibile distinguerlo grazie allo sfondo e al movimento continuo verso la stessa direzione di tutti i suoi contorni. In seconda analisi, se l’oggetto è immobile, esso si distingue dal colore, dalla luminosità e dalle sue proprietà spaziali.
Per la Coscienza non è importante la materia che configura l’oggetto, poiché può riconoscerlo indipendentemente da ciò che lo costituisce, ma ciò che è fondamentale è il segno ovvero il solo contorno.
La seconda operazione è il processo di valutazione che esamina l’emozione che proviene dal segno.
Con l’analisi del segno, la coscienza oltre ad esaminare l’universo degli oggetti visibili giudica il loro fascino poiché libertà, bellezza e amore con la coscienza sono un tutt’uno.
L’oggetto, attraverso la percezione spaziotemporale del segno è giudicato dalla coscienza, che decide se è più bello di un altro oggetto appartenente alla stessa categoria.
Prima della scoperta dell’increato “dio” dell’Energia che tutto configura, unifica e spiega, la Coscienza ha esaminato ed evoluto i segni estetici della libertà, della bellezza e dell’amore senza implicare consapevolmente la ragione; con i segni estetici riscontrati in “dio”, l’analisi è espressa in modo consapevole dalla ragione poiché coincide con la stessa Coscienza.


Le percezioni non visive sono esperienze di emozioni della Coscienza che pervengono alla ragione; soltanto adesso, dopo che l’arte ha scoperto e reso visibile l’increato “dio” dell’Energia e rivelato l’increato Dio del Pensiero, tali percezioni sono state decifrate dalla ragione, oggettivate in esperienze visive rappresentate dai segni estetici ed espresse, finalmente con la parola e il verbo.
Le percezioni non visive della coscienza sono portatrici dei messaggi propositivi. Con tali messaggi la coscienza ha determinato imperativamente la ragion pratica degli artisti e architetti a rappresentare, attraverso l’ideale contorno dei segni estetici, la tensione d’amore dell’increato Dio del Pensiero libero, bello e seducente che essa stessa testimonia ed esprime.
I segni estetici che esprimono l’amore libero, bello e seducente, ben visibili nella dimensione dei sensi rappresentati dall’incommensurabile varietà della natura, sono stati selezionati dalla coscienza umana e, durante il percorso evolutivo millenario dell’arte, sono stati rappresentati inconsapevolmente dalla ragion pratica con l’arte simbolica e con l’arte classica. Dopo la criticità percettiva dell’arte romantica e il rivoluzionario approccio teoretico dell’arte espressionista, la percezione non visiva della coscienza ha “spinto” la ragione pratica oltre il visibile per rappresentare con l’arte reale non l’apparenza visibile della natura ma il reale invisibile che la configura cioè “dio”.
La ragione figlia, dopo aver scoperto l’Invisibile e individuato e tradotto lo spaziotempo dei segni estetici in parola e verbo, si è identificata con la Coscienza madre: tutto è ragione, esperienza e coscienza, la quale assume finalmente il significato della piena consapevolezza.
È la consapevolezza dei significati espressivi dei segni estetici che convertono le percezioni in esperienze. C’è, infatti, all’apice della conoscenza la corrispondenza che concilia i segni rappresentati dalla ragione (MENTE → UOMO) con quelli proposti dalla coscienza (NATURA → DIO).


La ragione nasce nell’apparente stato di assoluta evidenza visiva come sottoinsieme della Coscienza dopo la separazione della NATURA (corpo) dalla MENTE (ragione); essa è in grado di ricordare, ordinare, collegare ed esprimere esperienze pratiche e teoretiche visivamente osservate e immaginate.


Esperienze pratiche: attività quotidiane consapevoli della ragione, con le quali si sperimentano anche esperienze teoretiche.


Esperienze teoretiche: attività consapevoli della ragione con le quali si ipotizzano procedure sperimentali di esperienze pratiche.


Senza la visione dell’oggetto la ragione non esprime consapevole conoscenza; essa allo spaziotempo rappresentato dall’oggetto associa una parola per distinguerlo e un verbo per la sua funzione senza riconoscere le emozioni che lo spaziotempo dell’oggetto esprime. La ragione è MENTE CREATIVA

Il “linguaggio” della ragione è lessicale cioè soggettivo, espressivo della parola e del verbo.

Artefice dell’indagine sulla natura, la ragione è costretta a oltrepassare il limite del senso della vista e a sperimentare l’Energia per rappresentare e conoscere le invisibili fondamenta della natura. Superato il limite del senso della vista, per ragionare correttamente, occorre prima conoscere l’esatta rappresentazione spaziotemporale dell’“oggetto” invisibile e dopo si può tradurre lo spaziotempo che lo rappresenta in espressione, in parola e verbo che spiegano che cos’è, come è fatto e perché. Questo compito, non potendo essere svolto dalla ragione del fisico che non si occupa di percezioni (esperienze simboliche della coscienza) ma solo di esperienze visive, è stato svolto brillantemente dalla ragione dell’artista che essendo a diretto contatto con la coscienza ha invertito i termini della ricerca. Invece di sperimentare l’Energia per conoscere la rappresentazione dell’increato “dio” padre dell’universo, sperimenta con la rappresentazione le percezioni della Coscienza, il similare e increato Dio del Pensiero, passaggio obbligato per scoprire e disegnare lo spaziotempo polare naturale per poi osservare e conoscere lo spaziotempo assoluto dell’increato “dio” dell’Energia testimoniato da ogni “particella” elementare.

Torna su





"Dio" fonte primigenia di ogni rappresentazione


Con la scoperta di "dio" dell’Energia, l’universo delle esperienze della ragione si estende sino ad includere quello percettivo della Coscienza. Con "dio" dell’Energia, forma fisica che tutto configura, unifica e spiega, tutto è conoscenza, consapevolezza o esperienza. È semplice così riscontrare in "dio" i segni estetici primigeni che rappresentano le EMOZIONI, le quali si dividono in SENSAZIONI (libertà, bellezza seduzione) e SENTIMENTI (amore, ricordi, aspirazioni); segni “suggeriti” anche dalla coscienza madre alla figlia ragione.

"Dio" dell’Energia, testimoniato da ogni “particella” elementare, è la fonte primigenia di ogni conoscenza rappresentativa e, quindi, espressiva.


Fil1.png


"Dio", cioè ogni “particella” elementare di energia, forma dell’arte e dell’architettura, spaziotempo assoluto della fisica, Assoluto della filosofia che tutto configura, unifica e spiega, rappresenta la primigenia dei sentimenti e delle sensazioni.


  • I sentimenti: AMORE, RICORDI e ASPIRAZIONI, sono percezioni della Coscienza umana che hanno come riferimento rappresentativo lo spaziotempo assoluto o polare interno a "dio".


  • Le sensazioni: LIBERTA’, BELLEZZA e SEDUZIONE, sono percezioni della Coscienza umana che hannocome riferimento rappresentativo lo spaziotempo relativo esterno a dio.


Attraverso "dio" dell’Energia, sorgente invisibile che dà significato a ogni rappresentazione visibile, l’uomo può disegnare consapevolmente ogni emozione (sensazioni e sentimenti) e può riconoscere il significato letterale dello spaziotempo, rappresentato da ogni particolare naturale visibile e invisibile e dalla ragione. Riconosciuti in "dio" i segni estetici, le percezioni della coscienza si convertono in esperienze della ragione. Tutto diventa consapevolezza; la ragione si identifica con la coscienza e quindi con "dio". L’uomo liberamente rappresenta nell’apparente natura visiva la realtà dei segni estetici che estendono l'emozionalità e la bellezza del “Creato”.

Torna su


Lo spaziotempo polare dei sentimenti


I sentimenti AMORE, RICORDI e ASPIRAZIONI percepiti dalla Coscienza umana ed espressi dalla ragione, sono rappresentati dallo spaziotempo assoluto o polare di dio, testimoniato da ogni “particella” elementare; esso internamente rappresenta la primigenia dei sentimenti posti a fondamenta della natura.


Fil2mod.png


L’uomo, osservando l’origine (O) attrattore e diffusore dello spaziotempo polare di "dio" che è ovunque, negli ambienti naturali o artificiali in cui vive, nei profili dei paesaggi, nelle configurazioni degli esseri viventi animali, nei contorni che dividono gli esseri viventi vegetali dallo sfondo, attraverso la coscienza percepisce i sentimenti. Vi sono, quindi, due diverse visioni dello spaziotempo polare rappresentato da "dio" che fanno percepire i sentimenti:

Visione interna dello spaziotempo polare riferito all’ambiente in cui si vive.
Visione esterna dello spaziotempo polare riferito ai profili dei paesaggi, alle configurazioni degli esseri viventi animali, ai contorni che dividono gli oggetti naturali o creati dallo sfondo.


Visione interna dello spaziotempo polare riferito all’ambiente.

Se "dio", spaziotempo assoluto o polare, si muove in una sola direzione e, in ogni istante, invertendo lo spaziotempo, rappresenta i sentimenti; l’uomo immerso nello spaziotempo inerziale di un ambiente naturale pur muovendosi con la ragione in tutte le direzioni, percepisce i sentimenti poiché la Coscienza attribuisce all’ambiente una sola origine di diffusione e attrazione spaziotemporale che lo emoziona. L’uomo osservando dall’interno lo spaziotempo polare di un ambiente naturale o creato rappresentato da segni e superfici convergenti all’origine, percepisce lo spaziotempo passato dei ricordi, inevitabilmente per complementarietà percepisce quello futuro delle aspirazioni e con l’interazione tra passato e futuro percepisce lo spaziotempo rigenerativo sempre-presente dell’amore universale rivolto a tutto e a tutti.


Fil3mod.png


Lo spaziotempo passato, convergente all’origine, rappresenta il sentimento dei ricordi.
Lo spaziotempo futuro, divergente dall’origine, rappresenta il sentimento delle aspirazioni.
Lo spaziotempo sempre-presente interattivo rappresenta il sentimento dell’amore universale.


Visione esterna dello spaziotempo polare riferito agli oggetti naturali

Ogni sentimento si rappresenta attraverso lo spaziotempo polare interno a "dio"; ma ciò che "dio" rappresenta internamente, lo rappresenta anche esternamente.


Fil4mod.png


Spaziotempo polare riferito al profilo di un paesaggio naturale

L’uomo quando osserva lo spaziotempo polare nel profilo di un paesaggio naturale con l’origine posta in alto, percependo il passato dei ricordi, esalta la propria storia, (il fascino delle piramidi); quando osserva lo spaziotempo polare con l’origine posta in basso, percependo il futuro delle aspirazioni, esalta il proprio avvenire, le conquiste da fare.


Fil5mod.png


Lo spaziotempo polarizzato nel profilo del paesaggio con l’origine posta in alto rappresenta la storia; con l’origine posta in basso rappresenta l’avvenire.


Spaziotempo polare riferito alla silhouette del corpo umano

L’uomo che osserva dall’esterno lo spaziotempo polare incluso tra le superfici relativizzate (curve) del corpo femminile, non considerando la funzione riproduttiva celata, percepisce due espressioni complementari dell’“amore” che può essere vissuto, come lo rappresenta “dio”, con nobile grandezza:

L’espressione dionisiaca dell’amore impulsivo e indisciplinato: l’eros.
L’espressione apollinea dell’amore riflessivo e disciplinato: l’agape.


La rappresentazione di "dio" spiega la complementarietà dei due opposti dell’amore, eros e agape. Che cosa sarebbe del soffio vitale dionisiaco esuberante dell’eros (amore indisciplinato), tendente al disordine creativo, alla disgregazione e alla morte, se a tale soffio o espirazione non seguisse l’inspirazione apollinea dell’agape (amare disciplinato) equilibratrice che, tendendo all’ordine, alla conservazione creativa, trascina verso la vita che paradossalmente passa dalla morte?


Fil6mod.png


Lo spaziotempo polare incluso tra le superfici curve (spaziotempo relativo) del corpo femminile, rappresenta l’eros e l’agape o amore sensuale, il desiderio di testimoniarsi, rigenerando la morte con la vita.


Spaziotempo polare riferito al contorno di un organismo vegetale

L’uomo quando osserva lo spaziotempo polarizzato nei contorni che distingue dallo sfondo un organismo vegetale, rappresentato da una foglia, da un fiore o da un albero, percepisce l’eros e l’agape dell’amore di dio che fonda il “Creato”: la “verde voglia” di vivere della natura.


Fil6bis.png


Lo spaziotempo polarizzato nel contorno di un organismo vivente vegetale rappresenta l’increato e immanente amore libero di "dio", generoso con la “verde natura” di variegati sentimenti.


--- Sintesi dei significati percettivi dei segni rappresentati dallo spaziotempo polare ---

I segni divergenti o convergenti, complementari a se stessi, che delimitano l’ambiente, esprimono il futuro delle aspirazioni, il passato dei ricordi, il sempre-presente dell’amore universale.
I segni divergenti o convergenti, complementari a se stessi, inclusi in superfici estetiche del corpo umano (spaziotempo relativo), esprimono il desiderio di rigenerare la vita (eros) con la morte (agape) ovvero l’amore sensuale.
I segni divergenti esaltando l’avvenire, esprimono l’amore indisciplinato della natura: l’eros.
I segni convergenti esaltando la storia, esprimono l’amore disciplinato della natura: l’agape.


Con la rappresentazione interna dello spaziotempo assoluto di "dio", si sono rivelati il significato letterale dei segni estetici che rappresentano i sentimenti dell’AMORE, dei RICORDI e delle ASPIRAZIONI osservati in natura, e prima d’ora mai riconosciuti.

Le percezioni dei sentimenti della Coscienza, rappresentati esternamente dallo spaziotempo assoluto o polare di "dio", diventano esperienze visive esprimibili dalla ragione.

Torna su


Lo spaziotempo relativo delle sensazioni


Se la bellezza è la rappresentazione esteriore dell’"amore assoluto" di "dio", con i seguenti segni estetici si rappresenta la primigenia delle sensazioni di LIBERTÀ, BELLEZZA e SEDUZIONE.
Dopo aver esaminato lo spaziotempo polare, interno a "dio", si esamina lo spaziotempo esterno relativo alla sua superficie.


Fil7.png


Per scoprire il significato percettivo della rappresentazione esterna di dio, poiché le percezioni non mutano se provengono da volumi, superfici o segni della stessa configurazione, a titolo esemplificativo si esamina il segno sinuoso passante alternativamente dalle origini e dai vertici della “particella”.


Fil8.png


Il segno sinuoso, tipico dell’onda elettromagnetica, può essere rappresentato con archi alternati ora sopra ora sotto l’asse rappresentativo di riferimento. Per comprendere il significato percettivo delle rappresentazioni seguenti, si esamina lo spaziotempo relativo del segno riferito a un solo arco.


Spaziotempo relativo riferito a un solo arco


Fil9.png


  • All’interno dello spaziotempo concavo dell’arco, che nel mondo dei sensi può essere rappresentato da una cupola o da un muro curvo, si è inclusi o desiderati, ma non si è liberi di scegliere se sottoporsi o no all’inclusione, che è imposta dalla rappresentazione.
  • All’esterno dello spaziotempo convesso dell’arco, che nel mondo dei sensi può essere rappresentato da una cupola o da un muro curvo, si è esclusi o indesiderati, ma non si è liberi di scegliere se sottoporsi o no all’esclusione, che è imposta dalla rappresentazione.


In entrambi i casi, non si è liberi di scegliere se essere inclusi o esclusi, desiderati o indesiderati.
L’oggetto della nostra osservazione, che può essere un arco, una cupola o un muro curvo, è determinato nel significato percettivo, ma non rappresenta la libertà. La libertà, quindi, non si rappresenta né con lo spaziotempo concavo né con quello convesso.


Spaziotempo relativo riferito a due archi


Fil10.png


  • Osservando questa rappresentazione, si può essere inclusi/desiderati o esclusi/indesiderati, oppure inclusi/esclusi o desiderati/indesiderati nello stesso momento. In questo caso l’uomo, osservando sia lo spaziotempo concavo sia quello convesso, percepisce la possibilità di scegliere se essere incluso o escluso, desiderato o indesiderato. La possibilità di scegliere esprime e rappresenta la libertà.


--- Sintesi dei significati percettivi dei segni rappresentati dallo spaziotempo esteriore di "dio" ---

  • Il segno concavo esprime un’inclusione: chi lo osserva, è incluso o desiderato.
  • Il segno convesso esprime un’esclusione: chi lo osserva, è escluso o indesiderato.
  • Il segno concavo-convesso esprime la libertà di scegliere..


Gli opposti convessi e concavi interagenti rappresentano la libertà, ossia l’autodeterminazione pura dell’amore espresso dalla “coscienza fisica” e dalla coscienza umana. Non potendo esserci nel mondo dei sensi nulla di libero, è necessario che gli oggetti rappresentati attraverso qualcosa di esterno (“materia”) appaiano liberi alla coscienza (libertà del pensato e del pensante); conseguentemente l’oggetto, naturale o creato, deve essere libero nella rappresentazione. Nel superamento del mondo pesante e materiale trova riscontro tutto il valore della creatività degli artisti-architetti. Se la rappresentazione è affine alla libertà, allora si rappresenta l’autonomia estetica, che è la rappresentazione della bellezza.


  • La bellezza, esteriorità dell’amore, è la libertà che si rappresenta nel mondo dei sensi.


La bellezza, già presente in natura e nell’opera d’arte, si riscontra osservando lo spaziotempo relativo esteriore di ogni “particella”. Quando la bellezza, rappresentata da volumi, superfici e segni, include la rappresentazione dell’amore, si rappresenta il più alto grado di bellezza: la seduzione.


  • Con i termini desiderato e indesiderato si accede nella sfera delle sensazioni rappresentate (libertà, bellezza e seduzione). Ogni sensazione si rappresenta attraverso lo spaziotempo relativo; ogni spaziotempo relativo rappresenta una sensazione.


Con la rappresentazione riferita allo spaziotempo esteriore, relativo a quello assoluto di "dio", si sono rivelati i segni che rappresentano le sensazioni di libertà, bellezza e seduzione, già presenti in natura e prima d’ora mai riconosciuti.
Sono questi i significati percettivi dei volumi, delle superfici e dei segni, comprensibili dalla ragione quando si oltrepassa la dimensione dei sensi. Sono questi i significati percettivi dei segni estetici che, inizialmente selezionati dalla coscienza, hanno evoluto la bellezza del corpo umano, il contorno degli oggetti e l’opera d’arte. Sono questi i segni che armonizzano l’estetica rappresentativa di "dio" ben visibile nella bellezza del suo “Creato”.


Fil11.png


  • Le percezioni delle sensazioni della Coscienza, rappresentate esternamente dallo spaziotempo assoluto o polare di "dio", diventano esperienze visive facilmente esprimibili dalla ragione.

Torna su


Lo spaziotempo relativo dei colori


Niente è casuale in natura, anche i colori riferiti alle onde elettromagnetiche manifestano i loro significati spaziotemporali. Non c’è niente di più “libero” in natura delle onde elettromagnetiche che viaggiano nel Cosmo.


Fil12.png


Se un movimento si relativizza verso la medesima direzione spaziotemporale delle onde elettromagnetiche che compongono la luce, le onde poste dietro di noi si estendono facendoci percepire il colore rosso dello spettro elettromagnetico; quelle davanti a noi si comprimono facendoci percepire il colore azzurro; le onde stazionarie, che viaggiano insieme a noi, ci fanno invece percepire il colore giallo.


Ogni colore fa riferimento alla sua ampiezza d’onda.

Fil13bis.jpg

Rosso = Passato = Storia = Ricordi
Giallo = Sempre-presente = Testimonianza = Amore
Azzurro = Futuro = Avvenire = Aspirazioni


Sono questi i significati spaziotemporali dei colori fondamentali con i quali la natura dipinge le sue configurazioni. È questo il significato dei colori che riempiono la tavolozza degli artisti e, inconsapevolmente, anche la mente di chi osserva.

Torna su


Lo spazio separato dal tempo


Si completa la ricerca sui segni estetici prendendo in considerazione anche gli aspetti dello spazio separato dal tempo concepito dalla ragione visiva che per millenni ha illuso l’uomo. Questa separazione ha instradato l’uomo sulla via della conoscenza, ma egli non l’ha circoscritta alla semplice funzione di ordinare le sue attività: lo spazio per misurare distanze e il tempo per fissare appuntamenti. L’uomo utilizzando lo spazio misurante per quantificare la “materialità” dell’egoismo umano, ha discriminato la natura secondo necessità e profitti, utilizzando il tempo misurante spazializzato, privo di sentimenti, ha diviso l’uomo dall’uomo compromettendo la sua sopravvivenza. Per l’errata concezione dell’uomo lo spazio e il tempo sono concepiti in modo assoluto e l’energia come fonte di ricchezza; in natura invece, lo spaziotempo relativo ha un metro e un orologio elastico, lo spaziotempo assoluto di "dio" in ogni istante ha un metro che inverte l’ordine dei numeri e un orologio che inverte il senso delle lancette mentre l’energia, che è movimento, è fonte di libertà.

La natura e dio non misurano e non discriminano.


Fil14.png


L’uomo ha configurato lo spazio senza tempo attraverso gli assi cartesiani. Lo spazio cartesiano è una costruzione intellettuale inammissibile, perché lo spazio senza tempo in natura non è rappresentato, non esiste; anche per la Coscienza umana è inammissibile, perché esso è sprovvisto di emozioni, di sensazioni e di sentimenti, privo di significati, privo della parola e del verbo di "dio": "Amare", privo della bellezza.


Fil15.png


Per comprendere quanto appena affermato, si deve esaminare lo spazio cartesiano riferito al costruito del nostro vissuto quotidiano, cogliendone tutti gli aspetti derivanti dalla mancata rappresentazione del tempo. Lo spazio cartesiano si rappresenta attraverso la combinazione di due configurazioni provenienti dalla ragione.


La prima configurazione della ragione intellettuale è inammissibile e si riscontra nel parallelismo tra rette, che nella geometria euclidea è indimostrabile perché prive del tempo (postulato delle rette parallele). Tali rette pongono la loro origine nell’infinito immaginario.

*Il concetto di infinito non si può identificare con lo spazio privo del tempo; l’infinito è la qualità rigenerativa dello spaziotempo assoluto, e soltanto in "dio", l’infinito è rappresentato in modo finito.

La seconda configurazione intellettuale improbabile si riscontra nelle incommensurabili rette passanti per un punto posto nello spazio; da queste rette è stata scelta una sola terna che si incrocia a 90°, senza considerare le rimanenti.


Per dimostrare quanto appena affermato, si sottopone all’analisi spaziotemporale lo spazio cartesiano.
L’osservatore, pur sforzandosi di temporizzare lo spazio interno al parallelepipedo, riferendo agli angoli l’origine dello spaziotempo, non riesce a porre un’unica direzione spaziotemporale, così è annichilito lo spaziotempo naturale sempre-presente che impone un’unica direzione con riferimento alla sua origine.
Lo spazio cartesiano è atemporale; in esso non si rappresenta il tempo delle emozioni, dei sentimenti e delle sensazioni. Perciò osservando il cubo, rappresentato in precedenza, non si avverte alcuna emozione. Lo spazio cartesiano dell’illusione, nato per misurare e discriminate, è diventato lo spazio dell’equivoco, dell’alienazione e delle malattie.

Non esiste lo spazio cartesiano in natura, così come non esiste il tempo lineare che scorre indipendentemente da esso.

La società occidentale basa su queste costruzioni, falsamente razionali intellettuali inammissibili dalla coscienza e da dio, la sua economia. È questa la causa della crisi più profonda della storia, che l’umanità sta ora vivendo.

Torna su





Nasce la Filosofia Estetica Applicata


La rappresentazione consapevole del significato dei volumi, superfici, segni e colori, ha convertito tutte le percezioni rappresentative o simboliche della coscienza in esperienze espressive o lessicali della ragione la quale lievita sino a coincidere con lacoscienza stessa, vera ragione.


Finalmente l’universo esperienziale include quello percettivo e tutto diventa esperienza, sinonimo di coscienza. La consapevolezza rappresentativa dei segni estetici fa sorgere, finalmente, una nuova scienza: la Filosofia estetica di “dio” applicata all’arte, all’architettura e al paesaggio.


La neonata scienza, dissolvendo la crisi creativa dell’arte e dell’architettura, oltre a tradurre ogni segno rappresentato dalla natura e dalla mente in espressione, in parola e verbo, diventa propositiva e nell’apparenza della natura visibile rappresenta consapevolmente la realtà libera, bella e seducente dell’amore di dio sempre-presente, espresso da ogni coscienza umana.


Fil16.png


L’artista e l’architetto consapevoli che ogni rappresentazione ha un’espressione lessicale, che a ogni lessico corrisponde una rappresentazione, squarciano finalmente il velo sul significato percettivo di tutte le rappresentazioni naturali e create; finalmente, pari a "dio", rappresentano nell’apparente natura visiva il reale delle emozioni: i segni estetici della bellezza e della libertà creatrice.


Conosciuti i significati letterali dei segni estetici che configurano ogni oggetto visibile e invisibile, l’uomo per gestire la sua creatività libera e bella al pari dell’increata natura visibile, deve rappresentare l’oggetto assecondando i principi rappresentativi dell’architettura spaziotemporale sanciti dal padre dell’universo.

Nella fase creativa di ogni oggetto i segni estetici e la materia, deve in modo naturale, come se fosse un’esperienza innata, armonizzarsi con i Principi universali della libera rappresentazione fisica: Simmetria degli Eventi, Conservazione dell’Energia, Minima Azione (www.ladottrinadellaragione.it).


Il Principio di Simmetria degli Eventi durante la fase rappresentativa dell’idea consiglia di riconoscere l’origine della attività creativa e di contestualizzarla; dalla sorgente creativa segnata da un punto posto sulla tela o da un elemento naturale, si traccia l’asse di diffusione spaziotemporale degli eventi che rappresenta l’architettura dell’oggetto. Contestualmente la materia che rende visibile l’oggetto deve conservare la sua energia necessaria alla vita dell’oggetto (p. conservazione dell’energia) e rappresentare ogni evento che caratterizza la sua architettura con un minimo volume proporzionale all’evento stesso (p. minima azione).


Questo procedimento creativo non è dissimile dall’osservare, una pianta che germogliando dal suo terreno (origine rappresentativa), cresce (si compone) e dà i suoi frutti (l’oggetto come organismo vivente); anche se la creatività dell’uomo non potrà mai raggiungere quella increata di “dio”, l’uomo stesso può comprenderla nella sua interezza se è consapevole di aver ereditato dal padre tutto ciò che gli necessita per soddisfarla. Intanto, prima di approfondire tali argomenti, si posso tracciare le linee guida della filosofia estetica da applicare all’arte, all’architettura e al paesaggio.

Torna su


La filosofia estetica applicata all'ARTE ha il compito di emozionare, di rendere visibile l’invisibile e di rappresentare il visibile con i veri occhi della conoscenza secondo l’interiorità e la diversità creativa di ogni uomo che finalmente può sedurre se stesso e la sua comunità.

ARTE (galleria)

La filosofia estetica applicata all’ARCHITETTURA sintetizza il livello di conoscenze rappresentative, filosofiche etecnologiche acquisite, oltre a emozionare diffonde e preserva la naturalità estetica e la storicità dei luoghi,utilizzando materiali caratteristici del sito e rinvenendo nel posto risorse energetiche rinnovabili; questo ramo della filosofia che educa progettisti e architetti ad amare tutti e tutto prima di costruire, è alla basedell’architettura bio-dinamica, da concepire come un organismo vivente autonomo libero, bello eseducente immerso nella natura altrettanto armoniosa per aver recuperato la sua provvidenza.

ARCHITETTURA SPAZIOTEMPORALE
(in fase di allestimento)

La filosofia estetica applicata al PAESAGGIO e al suo paesaggio rimargina e mitiga le ferite inferte dall’incuria e dall’egoismo umano, estende la bellezza della natura, recupera la provvidenza di dio e cura la bio-diversità del territorio su cui opera Lo Stato provvidente. Per godere l’interezza del suo paesaggio, la filosofia della bellezza, riqualifica le infrastrutture che “abbracciano” il territorio, cura al massimo ogni vista panoramica e ridisegna lo scenario strategico sul confine città/campagna affinché l’uomo possa gioire della natura provvidente e, osservando il cielo e il suo paradiso, illuminarsi d’immenso.

PAESAGGIO E SEGNI ESTETICI
(in fase di allestimento)

Torna su





Il Titolare del Laboratorio di filosofia estetica applicata alle arti, all’architettura e al paesaggio fornisce:


- certificati estetici che traducono la rappresentazione dell’architettura già realizzata o da realizzare in linguaggio espressivo ovvero attestano con rigore scientifico se i volumi, le superfici e i colori che configurano l’opera corrispondono all’architettura temporizzata delle emozioni o all’architettura spazializzata vuota di emozioni che non educando turba il comportamento e la salute dell’uomo;


- progetti preliminari attinenti al vissuto quotidiano (civili abitazioni, ville, recupero dell’antico e del moderno, valorizzazioni ambientali) in cui si rappresenta l’architettura che emoziona garantendo al fruitore la salubrità percettiva ambientale di emozionanti sentimenti e sensazioni che educano l’intelletto dell’infante e dell’adulto al godimento della bellezza e dell’amore;


- opere d’arte (pitture e sculture) su commissione.
Contatto di posta elettronica: info@ladottrinadellaragione.it

Torna su


La ricerca dell’arte e le sue scoperte

(La via sintetica della Conoscenza: la rappresentazione)

Finalità della ricerca: è di estendere l’universo esperienziale della ragione sino a includere quello percettivo della coscienza ovvero sconfiggere l’indeterminazione creativa dell'artista, rivelando i segni della '''''libertà''''', della '''''bellezza''''' e della '''''seduzione''''', percepiti dalla coscienza e mai rappresentati consapevolmente dalla ragione. L'obbiettivo, quindi, è scoprire la rappresentazione dell’''universale invisibile'' (dio) per conoscere realmente il ''particolare visibile''. L’oggettività rappresentativa dell’Energia deve fondersi con la soggettività espressiva del Pensiero.

Laboratorio della ricerca: la mente umana. L’universo esperienziale della ragion pratica (mente) indaga l’universo percettivo della coscienza (natura). La coscienza poiché nata in assenza di volontà cioè increata è natura, quindi, fonda le sue percezioni sulla rappresentazione reale dello ''spaziotempo'', che l’uomo deve tradurre in ''parola'' e ''verbo'' per non amputare la propria esistenza.

Entità naturali della ricerca: energia, spazio e tempo. Come in natura l’Energia muove lo spazio (quantità) modellandolo con il tempo (qualità), così nella mente, il '''''Pensiero''''' muove la spazialità della '''''parola''''' con la temporalità del '''''verbo'''''.

Strumenti della ricerca: il segno della matita e il foglio bianco.

Il primo obiettivo è: rappresentare visivamente lo spaziotempo unificato indagando la coscienza umana.

  • La scoperta della forma significato:
  1. Rappresenta lo spaziotempo dinamico della Coscienza riferito all’ambiente visivo apparentemente statico;
  2. Rappresenta lo spaziotempo dei sentimenti, il passato dei ricordi, il futuro delle aspirazioni, il sempre-presente dell’amore;
  3. Traduce la rappresentazione dello spaziotempo naturale in termini del linguaggio umanistico, in parola e verbo;
  4. È la chiave che apre lo scrigno della conoscenza non visiva;
  5. Rappresenta la “tecnologia” che rappresenta l’invisibile spaziotempo assoluto testimoniato da ogni “particella” elementare.

Il secondo obiettivo è: riscontrare in natura lo spaziotempo rappresentato dalla forma significato.

  • La scoperta della forma fisica:
  1. Rappresenta lo ''spaziotempo assoluto'' della fisica;
  2. Rappresenta l’''increato “dio” dell’Energia'' testimoniato da ogni “particella elementare”;
  3. Esprime l’''universale'' della natura (“dio”) che configura, unifica e spiega tutto di ogni ''particolare'' visibile e invisibile;
  4. Rivela i due grandi misteri, la “coscienza fisica” (“dio” dell’Energia) e la coscienza umana (Dio del Pensiero);
  5. Unifica intellettualmente l’universo rappresentativo dell’Energia con l’universo espressivo del Pensiero;
  6. Unifica le vie della conoscenza le quali scoprono in “dio” dell’Energia, la sorgente comune;
  7. Rivela il primo principio universale della rappresentazione fisica o di ''Simmetria degli Eventi'';
  8. Individua i tre livelli del linguaggio(apparente o del non-Essere, relativo o del Divenire, assoluto o dell'Essere);
  9. Completa l’“architettura del linguaggio reale” ed esprime ''“La filosofia della natura”'';
  10. Decreta l’inscindibilità in politica dell’etica/sociale dall’estetica/liberale;
  11. Converte il credere con la fede in “dio” (CHI HA FEDE, CREDE) in credo con la ragione (CHI VEDE, CREDE);
  12. Rivela il progetto di “dio” padre riflesso nella natura provvidente, ereditato dal figlio: “Lo Stato Provvidente”;
  13. Individua il primo livello indifferenziato della natura, quello fisico (“coscienza fisica” o “dio” dell’Energia), che si aggiunge al secondo quello biologico (cellule staminali) e al terzo quello intellettivo (coscienza umana o Dio del Pensiero);
  14. Decreta il principio dell’esatta conoscenza (ogni veritiera espressione, in “dio” dell’Energia riscontra la rappresentazione);
  15. Completa i livelli espressivi, rappresentativi e testimoniativi della fisica e La Conoscenza Generale della Natura:
NATURA IMMANENTE  
  • livello assoluto (energiaspaziotempo) o della rivelazione;
  • livello relativo (energia – spaziotempo) o del divenire;
  • livello visivo (energia – spazio – tempo) o dell’illusione.

MENTE TRASCENDENTE

Il terzo obiettivo è: convertire l’universo percettivo della coscienza in esperienziale della ragione. La scoperta dei segni estetici:

  1. Rappresentano in modo consapevole ogni particolare della natura visibile e invisibile;
  2. Rappresentano i sentimenti dei ''ricordi'', delle ''aspirazioni'' e dell’''amore'';
  3. Rappresentano le sensazioni di ''libertà'', ''bellezza'' e ''seduzione'';
  4. Ogni rappresentazione visibile e invisibile è tradotta espressivamente nel suo significato letterale;
  5. Rappresentano l’architettura spaziotemporale che caratterizzerà il terzo millennio;
  6. Estendono la bellezza della natura;
  7. Con i segni estetici l’universo esperienziale della ragione include quello percettivo della coscienza. Tutto è ragione.

L’uomo con La “suprema ricerca” dell’Arte ha raggiunto il massimo grado di consapevolezza. Nasce la filosofia teologica del reale, applicata alla conoscenza e alla rappresentazione.

– Fine prima fase della ricerca –

Autore

Raffaele Baglivi, da studente di Architettura presso l’Università “La Sapienza” di Roma, inizia una ricerca per rendere visibile l’invisibile spaziotempo della natura; i risultati conseguiti diventano oggetto della tesi teorica titolata “Viaggio nello spaziotempo della natura” con la quale si laurea.

Architetto e artista, coniuga la sua attività professionale con la ricerca, sperimentando rappresentativamente lo spaziotempo in tutti i suoi aspetti fisici, filosofici e teologici.

Numerose le opere artistiche e architettoniche attraverso le quali verifica la ricerca raccolta nell’inedito La “suprema ricerca” dell’Arte, in parte pubblicata nel volume Lo scrigno della Conoscenza assoluta (Congedo Editore 2010).

Nel 2012, con l’inedito “l’Arte scopre l’Invisibile“ e nel 2013, con l’inedito “La dottrina della ragione” la ricerca sfocia nel progetto ambizioso de “Lo Stato provvidente” che vede protagonista l’uomo reale del terzo millennio giustiziere dei peccati e diretto protagonista della storia.

Con “Lo Stato provvidente” l’architetto rende reale il fine teologico della ricerca artistica e, con la divulgazione dei siti www.ladottrinadellaragione.it, www.lafilosofiadellanatura.it e www.filosofiaesteticaapplicata.it, rende pratico il suo impegno sociale, ravvisando il Nuovo umanesimo e la Nuova Evangelizzazione della quale si ha estrema necessità.

Dopo aver dato soluzione all’indeterminazione creativa e ai paradossi della Conoscenza e dell’esistenza umana, l’architetto artista sta preparando una mostra pittorica sull’invisibile. In questa mostra le vie della conoscenza, l’arte, la fisica, la filosofia, la teologia e l’architettura si fondono insieme in un itinerario pieno di emozioni, sensazioni e sentimenti, raccontate con la parola e il verbo di dio: amare.

Retrieved from "http://www.filosofiaesteticaapplicata.it/index.php?title=Filosofia_Estetica_Applicata&oldid=628"